15/03/2007 - KIKO LOUREIRO - CLINIC, SETTALA (MILANO) Io e il mio ragazzo nonché perenne accompagnatore di viaggio, Francesco, partiamo da Torino alle ore 14.00. L’arrivo a Caleppio di Settala avviene intorno alle ore 16.30. Grazie alle precisissime indicazioni trovate sul sito, troviamo subito l’australian pub Dundee (www.dundee.it), dove tra cinque ore si svolgerà il clinic del nostro Kiko Loureiro! Chiediamo informazioni al proprietario del locale per sapere per che ora arriverà Kiko ed egli ci informa che al momento il chitarrista è in giro per il paesino a cercare un motel dove passare la notte! Ma aggiunge che dovrebbe tornare in breve tempo per iniziare il soundcheck. Francesco ed io approfittiamo per fare un giretto per il paese, che sinceramente aveva poco da offrire a parte centri estetici, palestre e un piccolo e dolce parco giochi. Un paesino immerso nella campagna. A questo punto, intorno alle ore 18.30, rifacciamo il nostro ingresso nel pub, dove ci attende una birra ed un po’ di musica per passare il tempo aspettando Kiko che deve arrivare a momenti. Ed alle 19.15 eccolo finalmente! Ci vede e ci saluta: si ricorda di noi. Stiamo a chiacchierare per un po’ e ci racconta le avventure della band a Mosca dove, purtroppo, ha perduto il braccialetto che gli aveva regalato la mia collega Sara al concerto di Roma! Mannaggia Kiko! Dopo qualche chiacchiera si volge al palco e guarda i tecnici che stavano aspettando. Dicendo simpaticamente in italiano “al lavoro!” si dirige verso il palco e dà avvio al soundcheck che lo terrà impegnato un’oretta. Alle 20.30 cominciano a far entrare la gente che si era appostata all’esterno del pub col biglietto di prevendita. Il locale comincia a riempirsi, mentre Kiko si è ritirato nella saletta privata del locale per mangiare i suoi adorati “gnocchi al gorgonzola”!! Ha modo di abbuffarsi allegramente fino alle 21.15, ora in cui il tecnico (e “traduttore” della serata) nunzia nobis gaudium magnum: stiamo per cominciare! Ed ecco Kiko salire su quel piccolo palco alle 21.30! Saluta i fans che lo acclamano a gran voce, e può dare inizio allo Spettacolo (volutamente con la S maiuscola)! Si parte con ESCAPING, un avvincente brano del suo album solista No Gravity. Si prosegue a ruota con PAU DE ARARA poi con la title track dell’album, NO GRAVITY appunto. Il pubblico è carico ed entusiasta di trovarsi davanti il chitarrista degli Angra. E’ il momento di cominciare con le domande: Un fan chiede come Kiko utilizzi la tecnica del tapping, facendo un riferimento particolare alla canzone TAPPING INTO MY DARK TRANQUILITY, dal progetto sopraccitato. Kiko inizia a descrivere i pregi del tapping e l’alta qualità di suono che può offrire. Spiega ad un pubblico posto in cerchio ad ascoltarlo, come fa il maestro con i suoi allievi, come imparare ad usare bene questa tecnica: prima solo la mano destra, partendo lentamente a premere con molta precisione sui tasti del manico della chitarra. Poi solo la mano sinistra, con la stessa accuratezza, e a poco a poco sempre più veloce. Poi provare ad unire le due mani, come se si stesse suonando una tastiera. Spiega anche come fare degli accordi in tapping (come avviene nell’intro di Heroes of Sand degli Angra), e aggiunge inoltre che un trucco per rendere la melodia più piacevole è tenere al massimo la pressione sull’ultimo tasto usato per l’accordo precedente, mentre si sta suonando quello nuovo. Si prosegue con la performance: Kiko ci offre proprio la canzone richiesta dal ragazzo: TAPPING INTO MY DARK TRANQUILITY, una canzone molto dolce e originale. Successivamente si fa di nuovo posto alle domande. Un fan venuto da Torino, come noi, chiede come mai Kiko nei live tenda a collegarsi all’amplificatore mediante il cavo e non preferisca il wireless che da più libertà di movimento. Kiko risponde: “Certo, dona più libertà di movimento, ma meno libertà espressiva. Mi piace usare il cavo perché ho un collegamento diretto con l’amplificatore e siccome spesso regolo il volume direttamente dalla chitarra anche per una singola nota, con il wireless non avrei questa possibilità perchè perderebbe di segnale e la dinamica di ogni canzone ne risentirebbe". Un’altra domanda che gli viene rivolta riguarda la composizione dei suoi brani: è frutto della tecnica e di uno studio cerebrale o si lascia trasportare di più dalle sensazioni? Kiko risponde: “Entrambe le cose. La chitarra per me è come un’amica cui confidare e sfogare le emozioni. La canzone è inizialmente molto intuitiva, bisogna avere prima l’idea che fornisce la melodia principale. Successivamente è la tecnica e la conoscenza ad organizzare le idee a livello di struttura della canzone. Bisogna scegliere con quale tecnica eseguire ogni singolo passaggio. Quindi, quando compongo, tutto parte dal cuore, ma poi c’è la mente. Dopo la prima idea che è sempre intuitiva è la volta dello studio cerebrale”. E poi Kiko aggiunge: “E’ come quando ci si applica ogni giorno per imparare qualcosa. Bisogna anche imparare a sviluppare le idee, per farle diventare canzoni. Ogni giorno mi diverto a provare qualcosa di nuovo, mi piace partire da zero per sviluppare nuove idee. Garantisco: è molto utile e anche liberatorio" Si parla ora di assoli. La scelta è ampia, fra scale, arpeggi, pentatoniche… La domanda riguarda però la band Angra più da vicino: di solito, tende a rifarsi alla linea vocale nella stesura di un solo? Kiko risponde: “No, assolutamente. Questa è una prerogativa della musica POP, soprattutto. Lì è molto frequente che un solo riprenda e sviluppi la melodia del canto. Ma io non sono solito farlo. E’ bello mescolare idee diverse. Spessissimo poi, nel metal e anche negli Angra, la voce arriva dopo diversi minuti che la canzone è già partita! Quindi non dipende dalla voce, anzi è spesso la linea vocale a dipendere dal resto. Nel comporre un assolo mi piace pescare dal bagaglio di conoscenza tecnica che immagazzino dentro di me, esercitandomi anche tre o quattro ore al giorno. Poi al momento di comporre, queste conoscenze che si sono acquisite si manifestano in modo istintivo”. Un’altra domanda relativa agli Angra: quando componi con loro, siete liberi o seguite uno stile che vi siete prefissati? Risposta di Kiko: “beh dipende molto da cosa influenza immediatamente le tue idee. Ad esempio se io ho ascoltato un tango… o ad esempio se sono stato a Napoli ad ascoltare una tarantella (ride col pubblico) immediatamente prima di mettermi a comporre, è chiaro che quei ritmi saranno nella mia testa e la mia composizione in un modo o nell’altro tenderà a prendere quella forma. Nel mio caso, sia come solista sia negli Angra, ciò che m’influenza molto è il jazz, la musica tradizionale brasiliana, il fusion. E non è raro che componendo con altri musicisti che vivono in realtà completamente diverse, e immersi in musiche altrettanto diverse, ne emerge un modo molto vario e particolare di fare rock. Questo è successo in Universo Inverso, dove ho composto e registrato insieme ad un altro musicista brasiliano e un pianista cubano. Il risultato è stato qualcosa di molto differente dalla musica con cui di solito vengo etichettato: il metal. Ed ecco il motivo del titolo del progetto: “Universo Inverso” simboleggia proprio qualcosa di (parole sue) “diverso dos metallaros!”. Risata generale! E si riprende con le performances! Kiko ci offre un ascolto di FEIJAO DE CORDA, la prima canzone di Universo Inverso, per far capire qual è la sonorità di questo album, e riesce perfettamente a rendere l’idea! Poi si prosegue con CAMINO A CASA, sempre tratta da Universo Inverso. Canzoni davvero travolgenti ed eseguite in modo impeccabile e sentito dal chitarrista. Più volte il pubblico ha accompagnato l’esecuzione tenendo il ritmo con le mani! :D Ed ecco una domanda relativa ai suoi studi: a che età ha cominciato e cosa ha studiato per arrivare dove si trova ora? Kiko risponde: “ho iniziato a 11 anni, quasi per caso (ride). Ho iniziato con la chitarra acustica e a 14 anni sono passato a quella elettrica. I primi studi riguardavano la Bossanova e naturalmente tutta la musica tradizionale brasiliana. Poi ho iniziato ad interessarmi al metal, ma non ho abbandonato le origini (sorride). Ancora oggi studio musica brasiliana e direi che un’influenza di questo tipo si sente chiaramente nei miei brani!”. Per rendere l’idea, Kiko esegue uno stacco con un ritmo e una melodia brasiliani, senza la base di supporto. Riesce a far capire benissimo al pubblico qual è quell’influenza di cui parlava. A questo punto è ora di presentare un altro suo brano solista. Si volge al tecnico-traduttore della serata per comunicargli la sua decisione. Questi cerca sul PC la base, ed ecco partire ENDANGERED SPECIES. Un’altra domanda che viene posta a Kiko è come mai non usa lo sweep nei suoi assoli. Kiko risponde: “Lo uso, certo, lo uso. Ma è una tecnica che non mi piace molto. Non la apprezzo”. Mentre parla, fa partire qualche sweep dalle sue dita su quella magica ESP, a dimostrazione del fatto che è una tecnica di sua conoscenza. Poi prosegue: “preferisco gli arpeggi a pennata alternata. Diciamo che lo sweep è utile per andare molto veloce. L’effetto che si ottiene è lo stesso di un arpeggio alternato, ma lo sweep è più veloce. C’è da dire che con lo sweep si sentono bene solo la prima e l’ultima nota suonate. Quello che c’è in mezzo è molto molto rapido, però è importante riuscire a rendere pulite TUTTE le note che si suonano. Per impararlo, infatti, bisogna partire lentamente. Devo sentire tutte le note limpide mentre le suono. Se questo accade posso aumentare la velocità”. Il traduttore decide di tagliar corto sulle parole di Kiko dicendo “’nsomma non devi fare lo sborone subito!” e provocando risa generali. La domanda successiva riguarda la scelta di Kiko sugli amplificatori: come mai ha scelto i Brunetti? Richiamato come una rondine al nido, dopo questa domanda, ecco apparire Marco Brunetti in persona. Egli racconta di come lui e Kiko si siano conosciuti a Milano un anno prima, in un’occasione simile a quella: una sua clinic. Brunetti aveva appena consegnato questa nuova linea di amplificazione e decise di farla provare a Kiko. Così fu. Kiko se ne innamorò alla prima prova! La parola torna a Kiko che, facendo un po’ di pubblicità bella e buona :D, descrive la qualità, la pulizia e le ottime sonorità di questa linea di amplificatori. Rispondendo finalmente alla domanda, Kiko afferma di aver scelto gli amplificatori Brunetti proprio perchè offrono la possibilità di spaziare tra le diverse sonorità. Come già detto, infatti, Kiko spazia da metal a fusion e jazz e questi amplificatori fanno proprio al caso suo. Aggiunge: “di solito uso la distorsione impostata sull’amplificatore, e ho solo uno switch pedal e un po’ di delay impostato sul canale in uscita e un delay pedal in caso di emergenza!". Interviene nuovamente Marco Brunetti, disposto a dare spiegazioni riguardo le curiosità sugli amplificatori. Non sembrano essercene, ad eccezione di una piccola e simpatica provocazione che parte direttamente da Francesco: “quanto costa??”…. Domanda che Brunetti ha declinato con una risata, affermando che non è a lui che bisogna rivolgersi per questo tipo di curiosità! Un’altra domanda rivolta a Kiko riprende la scia dei “marchi”: in base a cosa egli sceglie se usare le chitarre ESP o Tagima in un live? Kiko risponde: “E’ indifferente. Non sto a guardare i marchi che stanno sulle chitarre che uso. Sono entrambe di ottima qualità e l’unica scelta la faccio nel momento in cui devo usare una sette corde in una canzone o se mi serve un’accordatura diversa. Ma anche in questo caso non guardo il marchio che sta sulla chitarra”. L’ultima domanda della serata ritorna sul bagaglio culturale di Kiko: la tradizione brasiliana la sente “imposta” come un marchio o è naturale per lui manifestarla? Con sicurezza, Kiko si avvicina al microfono e conclude: “La seconda. Assolutamente la seconda. Mi riesce molto naturale portarmi dietro le mie tradizioni in ogni cosa che faccio, soprattutto se si tratta di comporre e suonare”. La serata sta volgendo al termine. Kiko vuole regalarci ancora spettacolo, ed ecco partire una delle più celebrate canzoni del suo progetto solista No Gravity: ENFERMO! La canzone, che parte immediatamente molto veloce, è stata suonata con qualche problema iniziale di sincronia con il tecnico, ma è riuscita a trascinare il pubblico che a più tratti ha applaudito calorosamente nel bel mezzo dell’esecuzione. Sul finire di Enfermo, Kiko propone al pubblico di scegliere una canzone degli Angra. Un urlo si leva: “NOTHING TO SAY!!”. Kiko, entusiasta, parte immediatamente a suonarla, solitario, senza i suoi compagni attorno né una base. Ma incredibilmente da solo riesce comunque a riempire l’intera canzone. Qualcuno tra il pubblico canta sulle sue note (e io fra questi :D). “Bene, ultima? Ultima.” Afferma Kiko, annunciando la canzone che avrebbe concluso la serata. Tutti emettono uno sconsolatissimo “nooo…”. Ma poco dopo ecco partire DILEMMA, un brano anch’esso di No Gravity. La carica di questa canzone e l’esecuzione da brividi fanno passare immediatamente la tristezza al pubblico e lo ricaricano prima dei saluti finali! Finito di suonare, Kiko saluta e ringrazia tutti i presenti. Lancia il suo plettro nella nostra direzione ed è proprio Francesco il fortunato ad aggiudicarselo! Kiko “scende” dal piccolo palco, se così si può dire… il gradino quasi non c’era, e si ritira nella saletta privata per qualche minuto, prima di concedersi ai fan per foto e autografi. Una serata che ha lasciato soddisfatti tutti, anche chi, come me, veniva da molto lontano per rivedere una grandissima persona e un musicista incredibile di un’umiltà e una simpatia fuori del comune! Kiko… Grazie! Laura "Lalla" Fedele - 26/03/2007
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